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    Dieci anni...

     
    Dieci anni. Sono passati dieci anni.
     
    Era il 4 ottobre 1998 quando a bordo della nave della Tirrenia partivo da Cagliari verso Civitavecchia. Arrivati a destinazione, il 5 ottobre, dal porto di Civitavecchia si doveva percorrere un tratto di strada per arrivare alla stazione FS dove si prendeva il treno che ci avrebbe fatto scendere alla stazione centrale di La Spezia.

    Un viaggio pesante, di due giorni, per poter essere presenti alla caserma "Duca degli Abbruzzi" di La Spezia alle 20.00 precise.

    E poi dal 6 ottobre si cominciava la famosa visita di leva. Mi ricordo tutto come se fossi ancora lì presente. Che ricordi...
     
    ANTONIO, 2° GRUPPO ILM, NUMERO 46, PRESENTE!
     
    (CUDDU CUNNU...!!!)
     

    CIMG0503bis

    Sant'Antioco, notte del 7 settembre

     

    Lei, si alza dal tavolino di un pub, nel corso principale. Sento un "scusa... scusa..." alle mie spalle.
    Mi fermo. Mi fa "C'è una mia amica che ti vuole conoscere. Posso presentarti?"
    Con gentilezza le rispondo "No, grazie".
    La sua espressione mi fa capire che non se l'aspettava. Ovvio, è pure carina, chi le direbbe no?
    Altro tentativo disperato "Dai...", con faccino mogio.
    Rispondo con altrettanta fermezza "No, ciao". Mi giro e continuo a camminare parlando di lavoro con il mio amico.
    Lei ritorna al tavolino. Si sentono le risate dei ragazzi che erano al loro tavolino.

    MA CHI VOLEVATE PRENDERE PER IL CULO? ;-)

     

    A4, Cessalto, 8 agosto 2008

     

       

     

    Perdere la vita in una manciata di secondi. Sentirsi impotenti mentre, comodamente seduti davanti alla tv, si assiste alla morte istantanea di sette persone. Persone che magari andavano in vacanza dai parenti, magari rientravano a casa dopo aver lavorato, persone che si organizzavano la serata. Persone che fino a pochi secondi prima parlavano, ridevano, pensavano... respiravano.
     
    Una preghiera per loro e per chi tutti i giorni (media di quasi 18 persone al giorno), perde la vita sulle strade, con lo svantaggio che la loro morte fa riflettere molto meno, perchè non avendo una telecamera puntata addosso passa quasi inosservata.
     

    Il gatto di Elisa.

     

    E' già passato un anno...

    La nostra amicizia iniziò nel 2004. Era il 16 agosto. Eravamo su una chat, "#iglesiaschat" di Azzurra. Lei si era appena lasciata con quel ragazzo di Cagliari e frequentava quella chat perchè anche lui la frequentava. Sperava di non perderlo, di rimanere in contatto con lui.
    Iniziammo a parlare, mi contattò lei in privato. Solite frasi, ciao, come ti chiami, di dove sei... E quella che doveva essere un rapido scambio di battute diventò invece un lungo discorso, un modo di sfogarsi. Rimanemmo a parlare fino a notte inoltrata. Parlammo di lei, del suo ex, del perchè lei l'aveva perso e di quanto sperava di riaverlo. La lasciò lui perchè si era stancato. Ci rivedemmo online il giorno dopo, poi ancora dopo qualche altro giorno, sempre per lunghe chiacchierate. Poi qualche mail e infine i messaggi con il messenger.
    Per quasi tre anni abbiamo parlato, abbiamo scherzato, abbiamo riso e abbiamo anche pianto. Abbiamo condiviso momenti belli e momenti tristi. Fantasticavamo su come sarebbe stato incontrarci, conoscerci. Ma non era facile. Io in Sardegna, lei in un paese della sud Italia.
    Tre anni... Ogni volta che conosceva un ragazzo che le piaceva dopo qualche mese capiva che non era quello giusto, che era il solito stronzo. E io lo capivo prima di lei, ma stavo zitto, sperando di sbagliarmi. Si buttava giù e io, da buon amico, le dicevo che sarebbe arrivato il suo Principe, che sarebbe stata felice. Una volta le dissi che avrebbe conosciuto il ragazzo giusto e che allora io mi sarei fatto da parte. Ricordo che si arrabbiò, diceva che non sarebbe mai arrivato il momento di perderci di vista.
    Poi è arrivato lui. Ho capito che poteva essere quello giusto, quello con cui avrebbe potuto costruire il futuro che mi raccontava di sognare, quello con una chiesa, un abito bianco, una famiglia con dei bambini. E senza dirle nulla, con un falso motivo, mi sono fatto da parte. Le dissi che era un "periodo no" e che volevo stare solo. In realtà non volevo, non potevo interferire, perchè sapevo che la mia amicizia non sarebbe stata vista di buon occhio da lui. Perchè? Perchè era un'amicizia troppo forte.
    Per qualche mese non ci siamo visti in chat sul messenger se non per qualche chiacchierata rapida. L'ultima volta? Il 9 giugno. Poi il silenzio.
    Mi ha detto di collegarmi più spesso. Io l'ho fatto, ma lei non c'era.
    Controllo la lista contatti e vedo che sono stato cancellato dalla sua. Ci rimango un po' male. Ma non è da lei. Qualcosa non va. Provo a chiamarla. Non mi risponde al cellulare, poi lo spegne. Solo dopo qualche minuto mi arriva un messaggio: "Ciao, ho visto che mi avevi chiamata. Devo chiederti di non cercarmi più perchè il mio ragazzo non vuole. Non avrei mai voluto arrivare a questo, ma è un periodo un po' delicato. La mia scheda la darò a lui. Cerca di capirmi e perdonami. Non rispondermi a questo numero". Un sasso. Mi sono sentito un sasso. Ma sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Ho sempre previsto tutto nella vita, raramente mi sono sbagliato. Sapevo che questo momento sarebbe arrivato ed ero pronto per affrontarlo con serenità, senza rabbia, rancore e soprattutto senza soffrire. Poi un altro messaggio: "Spero non ce l'abbia con me, mi dispiace da morire". Non resisto, non posso non salutarla per, forse, l'ultima volta. La chiamo a casa. Risponde lei, dopo tre squilli. "Ciao... Posso parlare? Ma come stai? No, non ti preoccupare, non devi darmi spiegazioni, sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Non sono arrabbiato, rispetto la tua decisione".
    Poi mi racconta che cosa è successo. Il suo ex l'ha chiamata al cellulare e il suo ragazzo, con cui sta insieme da un mese e mezzo, non sapeva nulla di lui, non sapeva che era stata con quel tizio di Cagliari. Il rapporto si inclina, la fiducia nei suoi confronti è calata. Lui le impone dei limiti, le mette dei pali intorno.
    "Mi dispiace davvero e spero che con lui si risolva presto e per il meglio."
    "Lo spero anche io, e spero di sentirti comunque. Spero che questo non sia un addio..."
    "Non pensare a me, pensa a lui. Sei stata una bellissima parentesi nella mia vita e ti ricorderò per sempre. E sono certo tu farai altrettanto".
    "Anche io, davvero..."
    "Sai che ti ho voluta bene e ti voglio bene. Sappi che ci sarò sempre, fosse pure fra 40 anni. Sai come rintracciarmi in ogni momento, che sia tramite mail o su cellulare. E quello che ho sempre desiderato per te, da amico, è la tua felicità. Ti prego, sii felice..."
    Poi le sue parole, come un pugno nello stomaco: "Lo spero anche io, perchè adesso non lo sono".
    Mi viene da piangere. Mi sento impotente. Schiava di una mentalità a volte arretrata dove qualche volta non puoi nemmeno studiare o lavorare perchè devi fare la "donna di casa", perchè lui è geloso, perchè... perchè dalle sue parti la gente parla, giudica. Perchè troppo spesso purtroppo funziona così.
    Posso accettare di perderla perchè lui non vuole che io faccia parte della sua vita anche se solo come amico, ma non posso accettare che lei non sia felice. Ma non posso fare nulla.
    Poi una serie di pensieri si accavallano in testa. Perchè, quando ho desiderato conoscerla di persona, abbracciarla da amico, non ho preso l'aereo? Perchè ho pensato che tanto ci saremo incontrati in un futuro? Perchè ho lasciato fuggire quell'occasione? Poi arrivano i ricordi, quelli delle chiacchierate, di quando parlavo della pizzeria con la vista sul mare, e le dicevo che quando sarebbe venuta in Sardegna con il suo ragazzo o la sua famiglia, saremo andati a mangiare la pizza lì, la sua pizza preferita, ai funghi. E la prima telefonata, nel dicembre 2005, da Nebida, mentre fotografavo il mare.
    Non la dimenticherò, non posso, perchè è stata un'amica vera. Perchè è stata una persona importante.
    Breve parentesi di due vite.
    Sono solo, davanti al portatile, in silenzio, vuoto. Perchè amicizie che mi hanno abbandonato senza motivo ce ne sono state altre. Ma non mi hanno messo tristezza. Solo rabbia. Ero pronto a perdere anche la sua amicizia, perchè sapevo che sarebbe arrivato qualcuno che le avrebbe chiesto di cancellarmi, perchè l'amicizia a volte è così forte da far paura.
    Con il cuore piango, non perchè l'ho persa, ma perchè non è felice e, questa volta, non ci sono io a dirle che tutto si risolverà, che arriverà il Principe che le darà quello che desidera.
    Perchè questa volta è il suo Principe a farla soffrire.
    Non dimenticherò mai quanto è difficile dire "addio" ad una persona.
    Era il 26 giugno 2007

    partito del due di picche

     

     
    Le elezioni si sono appena concluse, ma noi ci prepariamo per le prossime.
     
    Abbiamo fondato il "partito del due di picche".

    Sono aperte le adesioni. Chiunque voglia aderire, chi sente di far parte del grande movimento del due di picche, può confermare la propria adesione aggiungendo un commento di seguito.

    Per la leadership... vedremo chi sarà il più meritevole in base ai commenti lasciati.

    Ti amo ancora...

     
    ...il cavaliere, fini' di parlare e, con la voce che iniziava ad essere rotta dalla commozione, fece forza con le ginocchia sulle possenti spalle del suo cavallo.
    Il destriero, diligentemente, si giro’ di lato ed inizio’ il suo trotto....lo fece, e’ vero, ma anche nel suo di sguardo sembrava esserci una profonda tristezza.
    Il cavaliere, questa volta, non si giro’ per incontrare ancora una volta lo sguardo della sua principessa.
    Non lo fece per non farle vedere le lacrime che scendevano copiose sul suo viso...non lo fece per non vederla ancora soffrire...non lo fece per vederla ancora presa dal suo senso “materno” che l’avrebbe fatta correre da lui.
    Ora il cavaliere sapeva cosa voleva....il suo amore, quello che ti fa lasciare tutto per correre dietro al tuo amato......solo quello....per nessun altro motivo l’avrebbe voluta con se.
    La principessa rimase ferma a seguirlo con lo sguardo fino a quando non scomparve dietro la collina...forse sperando che si girasse...forse sperando di non incontrarlo mai piu’.
    Il cavaliere torno’ al suo castello....vecchio, vuoto e triste. Depose la spada, lo scudo....l’intera armatura...a nulla serviva piu’ combattere....non c’era piu’ nulla nella sua vita, nessuna cosa per la quale valesse la pena morire...combattere...lottare.
    Si vesti’ con abiti comodi e scuri....e si rinchiuse nella sua stanza.. Non usci’ piu’ da quel “nido”....
    Si circondo’ di tutto quello che aveva di piu’ caro.... Candele, penne, inchiostri dei colori e profumi piu’ svariati....antiche lettere, ritratti e fresca carta.
    Passo’ i giorni a scrivere e disegnare....non volendo piu’ sapere nulla su tutto quello che accadeva al di fuori della sua stanza.
    Dopo anni, quando mori’, solo io entrai in quella stanza prima che venisse demolita con tutto quello che c’era dentro e poi incendiata.
    Quello che trovai?
    Mille lettere...mille disegni....mille bottiglie con cera a ricoprirle....
    Ancora oggi, se ci ripenso, provo uno strano brivido al ripensare a quell’ultimo foglio che bruciai io stesso....
    C’era un nome, c’era un disegno, il volto della sua amata c’era una scritta.... "ti amo ancora" ci misi qualche secondo a capire.
    Compresi solo dopo aver attentamente analizzato la scena.....
    Il nome del cavaliere era scritto con calligrafia incerta, quasi tremula.....
    L’ultima lettera  terminava con una lunga lineea ondulata....che si interrompeva esattamente dove la penna, che teneva ancora in mano, era ferma....
    quella era l’ultima frase che volle urlare, a modo suo, nell’attimo esatto in cui moriva.
     
    (Giorgio)
     

    Ti aspettavo...

     
    "Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.
    Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.
    Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle: - Ti aspettavo.
    Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere a una a una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, gia le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo: - Tu sei matto.
    E per sempre lo amerà."
     
     
    "Oceano Mare - A. Bricco"

    Lost without you...

     
    So di essere a volte un po’ testardo,
    abbastanza onesto e troppo orgoglioso potresti aggiungere,
    vorrei soltanto trovare un modo per trovare un compromesso
    perché penso che le cose possano essere risolte.

    Pensavo di avere tutte le risposte semplicemente non arrendendomi mai
    ma baby, da quando te ne sei andata ho capito che sbagliavo.

    Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò,
    come farò ad essere forte senza dite, ho bisogno di te al mio fianco
    se abbiamo detto che non staremo mai insieme,
    e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei?
    …Sono perso senza di te.
    Continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te
    Continuo ad affrontare ogni singolo giorno, ma sono perso senza di te.

    Come mi libererò mai di questa tristezza,  baby, sono sempre molto solo,
    ovunque vada mi sento così confuso, tu sei l’unico pensiero della mia mente.

    Oh, il mio letto è così freddo la notte, e mi manchi ogni giorno di più.
    Solo tu puoi farmi felice, no, non sono troppo orgoglioso per dirlo.

    Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò,
    come farò ad essere forte senza di te, ho bisogno che tu sia al mio fianco,
    se abbiamo detto che non staremo mai insieme,
    e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei?
    … Sono perso senza di te
    continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te
    continuo ad affrontare ogni singolo giorno, sono perso senza di te.

    Se soltanto potessi tenerti stretta ora, e far sparire così il dolore
    non riesco a fermare le lacrime che mi solcano il viso,
    Oh

    Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò,
    come farò ad essere forte senza di te, ho bisogno che tu sia al mio fianco,
    se abbiamo detto che non staremo mai insieme, e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei?
    … Sono perso senza di te
    continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te
    continuo ad affrontare ogni singolo giorno,
    sono perso senza di te.
     
     
     
    I know I can be a little stubborn sometimes
    A little righteous and too proud
    I just want to find a way to compromise
    Cos I believe that we can work things out

    I thought I had all the answers never giving in
    But baby since you've gone I admit that I was wrong

    All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie
    How my going to be strong without you I need you by my side
    If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm
    lost without you
    I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you
    I keep trying to face the day I'm lost without you

    How my ever gonna get rid of these blues
    Baby I'm so lonely all the time
    Everywhere I go I get so confused
    You're the only thing that's on my mind

    Oh my beds so cold at night and I miss you more each day
    Only you can make it right no I'm not too proud to say

    All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie
    How my going to be strong without you I need you by my side
    If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm
    lost without you
    I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you
    I keep trying to face the day I'm lost without you

    If I could only hold you now and make the pain just go away
    Can't stop the tears from running down my face
    Oh

    All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie
    How my going to be strong without you I need you by my side
    If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm
    lost without you
    I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you
    I keep trying to face the day I'm lost without you
     
    (Lost without you - Delta Goodrem - Innocent Eyes 2003)

    neisecolifedele.it - concorso WWW

     
    Conoscete il sito www.neisecolifedele.it? Ecco, vi chiedo di dargli un'occhiata. E' un sito nato per sostenere e dimostrare affetto ai Militari dell'Arma.
     
    Adesso sta partecipando al concorso del "premio www de Il Sole 24 ore" e se qualcuno volesse votarlo ha tutta la mia stima A bocca aperta
     
    Per votarlo è necessaria la registrazione ma è gratuita ed immediata:
     
     
    Coraggio, dategli cinque stellette... Una per la storia dell'Arma, una per l'impegno quotidiano dei Carabinieri nel nostro Paese, una per le missioni umanitarie affrontate sino ad oggi dai nostri Militari, una per i caduti nell'adempimento del dovere (indipendentemente dal colore della divisa indossata) e, perchè no, una per premiare chi quel sito l'ha creato credendo in una solida e storica Istituzione alla quale va portato il massimo rispetto.
     
    Grazie di cuore.
     
     
     

    Turno di notte

     
    Vivere di notte la città in cui lavori è ogni volta emozionante. Fai il turnista da una vita e la routine è sempre la stessa: mangi e dormi in orari in cui la gente "normale" fa tutt'altro; lavori senza sapere cosa sia una domenica, un Natale, un Ferragosto; prendi ferie in periodi dell'anno "morti" perchè le famose esigenze di servizio ti fregano sempre i mesi migliori; la tua famiglia e i tuoi amici si sono abituati da tempo alle tue improvvise telefonate di fine turno: "Cara, ho trovato una rogna, non so a che ora torno"....
    Ma le rare volte che tua moglie ha provato a dirti di cambiare, trovandoti un comodo posto in ufficio, chiedendoti chi te la fa fare una vita così, dicendoti che non sei più un ragazzino e che in strada i pericoli aumentano ogni giorno di più, tu hai subito troncato il discorso guardandola negli occhi e dicendole: "E' il mio lavoro, non riuscirei a starne senza". E lei capiva.
     
    Anche oggi sei tornato a casa dopo le 13 al termine del turno di mattina, una volta tanto in orario; hai mangiato un boccone e poi hai cercato di dormire un po', sapendo che alle 23:30 dovrai essere di nuovo in questura per fare la notte. Poi, quasi tre giorni a casa, da dedicare interamente alla famiglia.
    Ceni con i tuoi cari, guardi con loro la tivvù e poi, quando questi sono già pronti per andare a letto, dai loro il bacio della buonanotte. Ascolti per l'ennesima volta le solite raccomandazioni di prudenza, rispondi loro di stare tranquilli: in fin dei conti è uno stupidissimo mercoledì notte, la città dorme tutta e poi - cavolo! - di anni in volante ne hai già fatti tanti...
     
    Lasci la tua casa. La fredda aria di fine dicembre ti sferza il viso, facendoti infagottare ancora di più nel tuo giubbotto. Attraversi la città agghindata con le luminarie natalizie in un clima ogni volta surreale che ti riempie il cuore di una strana malinconia e di buoni propositi. Raggiungi la questura, varcandone il cancello come hai fatto per tanti anni. Ecco i tuoi colleghi, anche loro pronti a cominciare.
    I soliti scherzi, le battute di spirito che ti fanno sentire parte di una seconda famiglia... Prepari la macchina con la consueta scrupolosa cura: mitra M12, caricatori, paletta, giubbotti antiproiettile.... C'è tutto? Accidenti! Quasi dimenticavi la valigetta con i verbali....
    "Ma dove hai la testa?" ti domandi. Mah, forse stai pensando che è quasi Natale e che magari a casa non hai nascosto bene il regalo per tua moglie.
    "Adriano, stasera usciamo con la Tipo...." Mannaggia, manco un'Alfa 33 è rimasta sana! Vabbè, tanto è uno stupidissimo mercoledì notte: cosa vuoi, correre dietro ai fantasmi? E così inizi il turno.
     
    "Centro, volante 1 in uscita: Monza 011".
    "Zerosedici" gracchia la radio.
     
    Con te i colleghi di sempre: Giuseppe, alla guida e Paolo come gregario. La città è piccola, il giro di pattuglia lo esaurisci in fretta. Controlli con la solita meticolosità i vari obbiettivi "sensibili".
    Le ore passano. Alle 3 l'immancabile sosta - panino per riempire lo stomaco: una piadina bella calda, un bicchiere di coca, l'ennesimo caffè e poi via, di nuovo in macchina.
    Per strada non c'è un'anima, manco un balordo da controllare. In auto si parla del più e del meno: "Quest'anno mi tocca prendere ferie a Natale, mi fanno lavorare ancora una volta a capodanno" "Sapessi io: non riesco nemmeno a portare mia moglie in montagna..." Le solite finte proteste contro i disservizi e i sacrifici per un lavoro di cui in realtà non faresti mai a meno perchè ormai fa parte di te.

    Ore 6.00: è quasi finita. Il cielo non è più così buio e le stelle stanno cominciando a impallidire. Escono per strada i primi lavoratori "mattinieri": spazzini, giornalai, ambulanti. La città si risveglia pian piano e tu stai già pensando al calduccio del tuo letto, all'abbraccio dei tuoi cari.
     
    Ore 6:10: "Volante 1 da centro".
     
    Con un'imprecazione afferri il microfono della radio pensando:"Ma proprio adesso dovevi chiamarmi? Sei stata zitta tutta la notte...."
     
    E invece, sempre professionale: "Volante 1 in ascolto".
     
    Ti dicono di andare presso un negozio di elettrodomestici perchè qualcuno si è divertito ad accendere un fuoco sulla saracinesca. Dai il ricevuto pensando che davvero la mamma degli stupidi è sempre incinta. Arrivi al negozio. "Beppi, mettiti con la macchina sotto il portico". Scendi, i tuoi colleghi al tuo fianco come angeli. Guarda là, cos'è che brucia? Paolo ha già l'estintore in mano. Ancora qualche passo e il tuo istinto ti dice che non si tratta di una bravata: quello che brucia è un piccolo, strano aggeggio sistemato tra la serranda e la vetrata....
     
    E all'improvviso capisci che sei morto.
     
    La città è Udine, lo stupidissimo mercoledì notte è il 23 dicembre 1998, i Colleghi erano il Sovrintendente Adriano RUTTAR, l'Assistente Giuseppe ZANNIER e l'Agente Scelto Paolo CRAGNOLINO.
     
    (Per la Redazione Cadutipolizia Gianmarco Calore - www.poliziotti.it)
     

    Montecassino

     
    Erano i primi giorni del maggio 1944. La guerra aveva ormai devastato il continente europeo. L'Italia era in ginocchio.
    In una piccola località nella ciociaria si combatteva per sbarrare l'avanzata verso Roma delle divisioni britanniche e statunitensi.
    Mesi di bombardamenti avevano ridotto l'antico monastero di Montecassino in un cumulo di macerie. Quella che era un'abbazia benedettina, un luogo di culto secolare, ormai non esisteva più, ridotto in polvere e detriti. Restavano in piedi solamente le antiche mura perimetrali della chiesa.
     
    I tedeschi difendevano con ogni mezzo quell'importante avamposto strategico, ma ormai sapevano che mesi di sanguinari tentativi di sfondamento della linea, portati avanti sin dal mese di gennaio,  stavano per giungere al termine. Il secondo corpo polacco e l'ottava armata britannica erano pronte a sferrare uno degli ultimi attacchi per lo sfondamento delle linee tedesche e per la conquista del monastero.
     
    In una sera di maggio il presagio di un imminente attacco di artiglieria, l'ennesimo, teneva all'erta le truppe tedesche. Erano quasi le 19 e l'oscurità calava su quel paesaggio già tetro. Il sole ormai stava per sparire all'orizzonte, gli ultimi raggi tingevano di rosso i muri dell'antico convento e le cime dei pochi alberi rimasti in piedi accanto alla secolare costruzione, adiacente al fitto bosco.
     
    Una figura si muoveva accanto alle macerie, proprio dove, pochi giorni prima, un pesante bombardamento aveva decimato parte della prima divisione tedesca, la Fallschirmjager Division. Le sentinelle tedesche erano all'erta e quella figura non potè certo passare inosservata. Era la figura di un uomo. Un uomo incappucciato, vestito da monaco, che procedeva tra le rovine a passi lenti ma decisi.
     
    La sentinella lo vide in lontananza e mentre puntava con il proprio fucile gli intimò di fermarsi, attirando l'attenzione dei militari vicini. In un attimo una quindicina di uomini era pronta a fare fuoco su quello che pareva essere un monaco, ma che poteva essere un militare nemico oppure un partigiano.
    Il monaco parve non prestare attenzione alle urla degli uomini tedeschi che, in un italiano quasi perfetto, gridavano rabbiosamente di stare immobile. Si voltò, cambiando direzione, procedendo sempre a passi lenti e decisi verso il bosco, lasciando il campo di battaglia alle proprie spalle.
     
    Il sole calava e l'ambiente ormai era sempre più cupo. I soldati non potevano lasciar scappare quell'uomo, dovevano fermarlo e portarlo dai propri superiori. Uno di loro, un sottufficiale, stremato da quell'inferno psicologico accumulato in anni di guerra puntò l'arma verso il cielo e sparò a raffica, ordinando all'uomo, con quanto fiato aveva in corpo, di fermarsi. Ma il monaco non si fermò e procedette per altri sei o sette metri.
     
    Passarono pochi attimi, una manciata di secondi che parvero un'eternità, quando accadde qualcosa che restò per sempre nella mente di tutti gli uomini in quel momento presenti. Il monaco si bloccò prima di arrivare al bosco, restando seminascosto dall'oscurità della vegetazione. Era quasi impossibile vederlo, si scorgeva appena la sagoma. In quel momento un urlo sovrumano, agghiacciante echeggiò nell'ambiente e le poche mura del convento rimaste in piedi fecero in modo che quell'urlo terrificante risultasse amplificato e ancora più terribile.
    Nessuno dei soldati presenti in quel momento riuscì a muoversi, ghiacciati, pietrificati.
     
    Il monaco sparì nel buio della vegetazione, nessuno ne seppe più nulla, nessuno ebbe il coraggio di andare a cercarlo.
    Poche ore dopo, alle luci dell'alba, un bombardamento finì di devastare il perimetro dell'abbazia.
     
    I pochi che sopravissero ricordarono quelle ore per il resto della loro vita, e ricordarono quel monaco sparito nel nulla dopo quell'urlo terrificante e stridente.
     
    Si dice che quella sera, la sera prima dell’attacco, la morte visitò il campo di battaglia.
     
    (Fatti interamente inventati)
     

     

     

    15 dicembre 2007

     

     

    E naturalmente...

     

     

    ...l'immancabile torta! GRAZIE ROMINA!

     

    SCIUUR CAPITAN

     
    Sciur Capitan, varda scià la mia man
    ho cupà un'umbria la nocc de capudann
    l'è sta püssee facil che stapaa una buteglia
    ma de un culp de sciop in crapa gh'è nissoen che se sveglia.
     
    Sciur Capitan, ho cupaa una persona
    so mea se l'era grama so mea se l'era bona
    m'han daa mila reson en trövi gnanca vöna
    so che me manca el me fiöö so che me manca la mia dona.
     
    Sciur Capitan, vöri dit la verità
    ghe n'ho piee i ball el Giuann el turna a caa
    sun sempru sta ai tö urdini e t'ho mai tradii
    però questa sira questa guera la m'ha stüfii.
     
    Sciur Capitan, me par di vec frecc
    la guera la finiss mai me par de venii vecc
    crepun in divisa vemm a caa in una bandiera
    e lassum che la mort la vaga in giir in canutiera.
     
    Sciur Capitan, varda te che irunia
    la giacheta insanguinada pudeva vess la mia
    bastava che incuntravi un bastardo cume mee
    inveci che incuntraa chel poor ciful lalalè.
     
    Sciur Capitan, varda i mee occ
    e questa tera in tera in genocc
    semm che a cüraa el cunfin e pensum de vess fort
    el semm che per crepaa ghe vör mea'l pasaport.
     
    Sciur Capitan, vöri dit la verità
    ghe n'ho piee i ball stasira turni a caa
    sun sempru sta ai tö urdini e t'ho mai tradii
    però questa sira questa guera la m'ha stüfii.
     
    Sciur Capitan, questa che l'è la verità,
    sun propi stüff e stasira turni a caa
    se vörett iscriff te regali la mia pena
    se vörett sparamm questa che l'è la mia schena.
     
    Sciur Capitan, varda scià la mia man
    ho cupà un'umbria la nocc de capudann
    l'è sta püssee facil che stapaa una buteglia
    ma de un culp de sciop in crapa gh'è nissoen che se sveglia...
     
     
    "Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni...". Come si può giustificare la pubblicazione di un testo di una canzone citandone un'altra? Eppure citare "Emozioni" del grande Battisti è l'unico modo per giustificare il testo di "Sciuur Capitan". Emozioni, già. E il ricordo è un'emozione.
     
    Adesso sto ascoltando quella canzone, come faccio spesso da 18 giorni. Ascolto e ricordo. E' il ricordo di tre giorni trascorsi tra Milano e Como. Tre giorni fatti di fotografie, tre giorni passati a parlare, ad ascoltare. Tre giorni trascorsi con una cugina e con un'amica. Tre giorni che, anche se può sembrare assurdo, in qualche modo hanno portato dei piccoli cambiamenti.
     
    La canzone è finita. Premo nuovamente il tasto play, parte ancora una volta la musica, la chitarra, poi le parole. Poi andrò a letto. Ricordando con nostalgia tre bellissimi giorni trascorsi tra Milano e Como.
     
    Dedicata ad un'amica.
     

    Dalla galera alle passerelle... come stiamo scivolando in basso...

     
    Dalla galera alle passerelle,
    passando per una notte in cui, ubriaco,
    alla guida di un furgone ha ucciso 4 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni.
     
    E' una storia sorprendente la vita di Marco Ahmetovic, il rom di 22 anni che il 23 aprile di quest'anno,
    alla guida di un furgoncino e completamente ubriaco,
    uccise 4 giovani su una strada statale nei pressi di Appignano,
    in provincia di Ascoli Piceno.
     
    Sta scontando la sua pena in un residence con piscina...

    ...a breve sarà il testimonial di una collezione di jeans disegnata apposta per lui: la "romjeans"
     
    Il fatto che il volto del giovane romeno possa trovarsi su dei cartelloni pubblicitari,
    e che qualcuno sia disposto a pagare un cachet di 30.000 euro, stando alle indiscrezioni, perchè lui faccia da testimonial,
    sta suscitando indignazione di tutti.
     
    Non si può accettare una cosa simile,
    nessuno di queste persone che usano il rom per soldi e per renderlo famoso ha rispetto per il dolore dei genitori, dei familiari e amici
    e soprattutto per il ricordo "DEI QUATTRO ANGELI"
     
     FATE GIRARE QUESTA NOTIZIA.
     
    NON COMPRATE QUEI JEANS, NEMMENO PER BRUCIARLI!

    SMS - Short Message Service

     
    "Arrivato? Sano e salvo?
    Grazie di tutto comunque...
    di essere venuto... pochi l'avrebbero fatto...
    e poi ci siamo divertiti!!
    Baci cugy!"
     
    18/11/2007 22.33
     
    Che bello aver ricevuto questo sms...
     

    Aria...

     
    Sai, nascono così
    fiabe che vorrei dentro tutti i sogni miei
    e le racconterò
    per volare in paradisi che non ho
    e non è facile restare senza piu' fate da rapire
    e non è facile giocare se tu manchi
    aria com'è dolce nell'aria
    scivolare via dalla vita mia
    aria respirami il silenzio
    Non mi dire addio ma solleva il mondo...
    sì, portami con te
    tra misteri di angeli e sorrisi demoni
    e li trasformerò in coriandoli di luce tenera
    e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
    e riuscirò a sentire ancora quella musica...
    aria come è dolce nell'aria
    scivolare via dalla vita mia
    aria respirami il silenzio
    non mi dire addio ma solleva il mondo
    aria abbracciami
    volerò...
    aria ritornerò nell'aria
    che mi porta via dalla vita mia
    aria mi lascerò nell'aria...
    aria com'è dolce nell'aria
    scivolare via dalla vita mia
    aria mi lascerò nell'aria...

     

    Gianna Nannini - Aria - Perle (2004)


    Daniela

     

    Percorro la strada che porta fuori città. E' notte fonda, poco traffico. E' una normale notte di fine estate. Dalle casse della radio escono le note di una canzone di Paulina Rubio, "Ni una sola palabra", una canzone che per una serie di circostanze mi porterà a ricordare questa particolare estate appena trascorsa.

    Vado piano, perché in queste strade che portano fuori dal centro abitato so bene che è facile trovare il velox in agguato. Vado piano e vedo ai bordi delle strade una vetrina, lunghissima quanto tutta la via. Una vetrina comune a tante città, non solo italiane, con manichini in mostra che si muovono, aspettano. Non vendono capi di abbigliamento. Vendono piacere, vendono il loro corpo. Fa uno strano effetto pensare che fino a qualche sera fa c'era anche lei.

    Daniela, era qui tutti i giorni, o per meglio dire, tutte le notti. Solitamente stava vicino all'incrocio con la via laterale che passa accanto al cimitero. La conobbi qualche mese fa. Passavo in questa via in una sera di luglio, senza una meta, con il finestrino abbassato per godermi un po' di aria fresca e alleviare la sofferenza di un'afa implacabile.

    Passavo, vedevo quelle ragazze in vetrina e mi chiedevo cosa o chi le avesse spinte a battere il marciapiede, passare nottate con dei vestitini ad aspettare che lo sconosciuto di turno si fermasse per scegliere la migliore, la più bella, la più brava, o più semplicemente la prima che capitava. Come in pizzeria si sceglie una pizza, sulla strada che porta alla statale si sceglie una ragazza. Una in particolare mi colpì più di tutte. Snella, un corpo perfetto, biondina. Chissà chi era, chissà da dove arrivava. Rientrai a casa con quel tarlo nella testa. Un tarlo che scavava, perché anche il giorno dopo pensavo a quella ragazza che dimostrava venticinque, ventisei anni, la mia età.

    La sera successiva mi ritrovai a percorrere quella stessa strada. Un po' incuriosito rallentai. La riconobbi appoggiata ad un'auto ferma, intenta a parlare. Fece davvero uno strano effetto. Non la conoscevo, non sapevo nulla di lei. Stava contrattando, ma evidentemente non ottenne successo, la macchina lentamente ripartì. In quel momento non capii più cosa stavo per fare. Accostai. Era come se un'altra mano guidasse la macchina. E sentivo una sensazione strana, sentivo il cuore nello stomaco. Stavo per fermarmi con una prostituta, era una cosa che fino a pochi attimi prima mi schifava da ogni punto di vista. Si avvicinò camminando su quelle scarpe con tacco vertiginoso, così come era vertiginosa la minigonna che indossava. Guardò dentro la macchina, mi squadrò e mi disse quanto avrebbe preso. Rimasi qualche istante sorpreso, cercando di rimanere aggrappato alla razionalità, conservare un po' di lucidità. Credo di non aver sentito neppure gli importi che mi aveva appena detto. Di istinto le dissi di salire. Un profumo di gomma da masticare alla fragola è il mio ricordo legato al rumore dello sportello che si chiuse. Ingranai la prima, partendo le chiesi dove dovevo andare, con una voce che, credo, tradì il mio stato d'animo.

    - Svolta al semaforo a destra, avanti cento metri poi a sinistra - disse con un accento che rivelava le sue origini non italiane. Si guardava nello specchietto dell'aletta parasole e si sistemava il trucco. Io non parlavo. Non sapevo cosa dire, non sapevo cosa stavo facendo, cosa avrei fatto! Arrivati al bivio dopo aver seguito le sue indicazioni ci trovammo in uno spiazzo deserto, di giorno punto di scambio di semirimorchi per i trasporti di una grossa ditta edile dei paraggi. Mi fermai. Lei aveva appena finito di sistemarsi. Mi aggrappai a quella lucidità rimastami e le chiesi come si chiamasse. – Daniela – mi disse.

    – Allora? Cominciamo? – mi chiese dopo una piccolissima manciata di secondi. Fu a quel punto che mi girai a guardare le luci della città che si scorgevano da dietro un muro di blocchetti e da una rete metallica.

    - Come mai sei in Italia? -

    - Sei uno sbirro? -

    - No, era solo una domanda… per rompere il ghiaccio… -

    - Sono qui da un anno. Contento? Adesso cominciamo, non posso stare qui tutta la notte – mi rispose con voce di chi si sta stufando.

    - Posso farti un'altra domanda? –

    - Perché devo trovare sempre io quelli che si fanno paranoie… - si lasciò sfuggire volontariamente mentre si girava seccata verso il finestrino.

    - Perché fai questa vita? –

    - Non sei uno sbirro, sembri troppo stupido per esserlo. Sei un giornalista? – Rise. Le vidi i denti, bellissimi.

    - Dai, sul serio… rispondimi… -

    - Sono qui perché mi va di esserci – disse ritornando seria.

    - Mi prendi in giro… -

    - Senti, guarda che ho altro da fare invece che stare qui a rispondere all'intervista… - disse ridendo ancora una volta.

    - Qui ci vedono? – le chiesi ipotizzando la presenza di eventuali protettori.

    - No. Sei timido? – mi chiese mentre si sporgeva verso me, mettendo in mostra la scollatura.

    Mi stava prendendo in giro, ma a me non importava. Ormai mi ero spinto fino a quel punto e mi decisi di andare avanti, tanto più che la tensione che avevo all'inizio stava pian piano scemando. Ero solo curioso.

    - Guarda che… ti pago lo stesso… – le dissi togliendo il mio sguardo dalla sua faccia, quasi vergognandomi.

    A quel punto mi guardò con un sorriso smorzato e mi chiese – chi sei? –

    - Ti vedo tutte le sere. Vorrei solo sapere qualcosa su di te. –

    Mi guardò con un po' di sorpresa. In quel momento pensai che avrebbe aperto lo sportello della macchina e sarebbe scesa sbattendolo alle sue spalle per tornare indietro sul marciapiede. Invece mi sbagliai. Abbassò lo schienale del sedile e si sdraiò, poggiando i piedi sul cruscotto.

    - Ti rompe se riposo le gambe? -

    - No… -