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Dieci anni...
Sant'Antioco, notte del 7 settembre
Lei, si alza dal tavolino di un pub, nel corso principale. Sento un "scusa... scusa..." alle mie spalle.
A4, Cessalto, 8 agosto 2008
Perdere la vita in una manciata di secondi. Sentirsi impotenti mentre, comodamente seduti davanti alla tv, si assiste alla morte istantanea di sette persone. Persone che magari andavano in vacanza dai parenti, magari rientravano a casa dopo aver lavorato, persone che si organizzavano la serata. Persone che fino a pochi secondi prima parlavano, ridevano, pensavano... respiravano.
Una preghiera per loro e per chi tutti i giorni (media di quasi 18 persone al giorno), perde la vita sulle strade, con lo svantaggio che la loro morte fa riflettere molto meno, perchè non avendo una telecamera puntata addosso passa quasi inosservata.
E' già passato un anno...La nostra amicizia iniziò nel 2004. Era il 16 agosto. Eravamo su una chat, "#iglesiaschat" di Azzurra. Lei si era appena lasciata con quel ragazzo di Cagliari e frequentava quella chat perchè anche lui la frequentava. Sperava di non perderlo, di rimanere in contatto con lui.
Iniziammo a parlare, mi contattò lei in privato. Solite frasi, ciao, come ti chiami, di dove sei... E quella che doveva essere un rapido scambio di battute diventò invece un lungo discorso, un modo di sfogarsi. Rimanemmo a parlare fino a notte inoltrata. Parlammo di lei, del suo ex, del perchè lei l'aveva perso e di quanto sperava di riaverlo. La lasciò lui perchè si era stancato. Ci rivedemmo online il giorno dopo, poi ancora dopo qualche altro giorno, sempre per lunghe chiacchierate. Poi qualche mail e infine i messaggi con il messenger. Per quasi tre anni abbiamo parlato, abbiamo scherzato, abbiamo riso e abbiamo anche pianto. Abbiamo condiviso momenti belli e momenti tristi. Fantasticavamo su come sarebbe stato incontrarci, conoscerci. Ma non era facile. Io in Sardegna, lei in un paese della sud Italia. Tre anni... Ogni volta che conosceva un ragazzo che le piaceva dopo qualche mese capiva che non era quello giusto, che era il solito stronzo. E io lo capivo prima di lei, ma stavo zitto, sperando di sbagliarmi. Si buttava giù e io, da buon amico, le dicevo che sarebbe arrivato il suo Principe, che sarebbe stata felice. Una volta le dissi che avrebbe conosciuto il ragazzo giusto e che allora io mi sarei fatto da parte. Ricordo che si arrabbiò, diceva che non sarebbe mai arrivato il momento di perderci di vista. Poi è arrivato lui. Ho capito che poteva essere quello giusto, quello con cui avrebbe potuto costruire il futuro che mi raccontava di sognare, quello con una chiesa, un abito bianco, una famiglia con dei bambini. E senza dirle nulla, con un falso motivo, mi sono fatto da parte. Le dissi che era un "periodo no" e che volevo stare solo. In realtà non volevo, non potevo interferire, perchè sapevo che la mia amicizia non sarebbe stata vista di buon occhio da lui. Perchè? Perchè era un'amicizia troppo forte. Per qualche mese non ci siamo visti in chat sul messenger se non per qualche chiacchierata rapida. L'ultima volta? Il 9 giugno. Poi il silenzio. Mi ha detto di collegarmi più spesso. Io l'ho fatto, ma lei non c'era. Controllo la lista contatti e vedo che sono stato cancellato dalla sua. Ci rimango un po' male. Ma non è da lei. Qualcosa non va. Provo a chiamarla. Non mi risponde al cellulare, poi lo spegne. Solo dopo qualche minuto mi arriva un messaggio: "Ciao, ho visto che mi avevi chiamata. Devo chiederti di non cercarmi più perchè il mio ragazzo non vuole. Non avrei mai voluto arrivare a questo, ma è un periodo un po' delicato. La mia scheda la darò a lui. Cerca di capirmi e perdonami. Non rispondermi a questo numero". Un sasso. Mi sono sentito un sasso. Ma sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Ho sempre previsto tutto nella vita, raramente mi sono sbagliato. Sapevo che questo momento sarebbe arrivato ed ero pronto per affrontarlo con serenità, senza rabbia, rancore e soprattutto senza soffrire. Poi un altro messaggio: "Spero non ce l'abbia con me, mi dispiace da morire". Non resisto, non posso non salutarla per, forse, l'ultima volta. La chiamo a casa. Risponde lei, dopo tre squilli. "Ciao... Posso parlare? Ma come stai? No, non ti preoccupare, non devi darmi spiegazioni, sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Non sono arrabbiato, rispetto la tua decisione". Poi mi racconta che cosa è successo. Il suo ex l'ha chiamata al cellulare e il suo ragazzo, con cui sta insieme da un mese e mezzo, non sapeva nulla di lui, non sapeva che era stata con quel tizio di Cagliari. Il rapporto si inclina, la fiducia nei suoi confronti è calata. Lui le impone dei limiti, le mette dei pali intorno. "Mi dispiace davvero e spero che con lui si risolva presto e per il meglio." "Lo spero anche io, e spero di sentirti comunque. Spero che questo non sia un addio..." "Non pensare a me, pensa a lui. Sei stata una bellissima parentesi nella mia vita e ti ricorderò per sempre. E sono certo tu farai altrettanto". "Anche io, davvero..." "Sai che ti ho voluta bene e ti voglio bene. Sappi che ci sarò sempre, fosse pure fra 40 anni. Sai come rintracciarmi in ogni momento, che sia tramite mail o su cellulare. E quello che ho sempre desiderato per te, da amico, è la tua felicità. Ti prego, sii felice..." Poi le sue parole, come un pugno nello stomaco: "Lo spero anche io, perchè adesso non lo sono". Mi viene da piangere. Mi sento impotente. Schiava di una mentalità a volte arretrata dove qualche volta non puoi nemmeno studiare o lavorare perchè devi fare la "donna di casa", perchè lui è geloso, perchè... perchè dalle sue parti la gente parla, giudica. Perchè troppo spesso purtroppo funziona così. Posso accettare di perderla perchè lui non vuole che io faccia parte della sua vita anche se solo come amico, ma non posso accettare che lei non sia felice. Ma non posso fare nulla. Poi una serie di pensieri si accavallano in testa. Perchè, quando ho desiderato conoscerla di persona, abbracciarla da amico, non ho preso l'aereo? Perchè ho pensato che tanto ci saremo incontrati in un futuro? Perchè ho lasciato fuggire quell'occasione? Poi arrivano i ricordi, quelli delle chiacchierate, di quando parlavo della pizzeria con la vista sul mare, e le dicevo che quando sarebbe venuta in Sardegna con il suo ragazzo o la sua famiglia, saremo andati a mangiare la pizza lì, la sua pizza preferita, ai funghi. E la prima telefonata, nel dicembre 2005, da Nebida, mentre fotografavo il mare. Non la dimenticherò, non posso, perchè è stata un'amica vera. Perchè è stata una persona importante. Breve parentesi di due vite. Sono solo, davanti al portatile, in silenzio, vuoto. Perchè amicizie che mi hanno abbandonato senza motivo ce ne sono state altre. Ma non mi hanno messo tristezza. Solo rabbia. Ero pronto a perdere anche la sua amicizia, perchè sapevo che sarebbe arrivato qualcuno che le avrebbe chiesto di cancellarmi, perchè l'amicizia a volte è così forte da far paura. Con il cuore piango, non perchè l'ho persa, ma perchè non è felice e, questa volta, non ci sono io a dirle che tutto si risolverà, che arriverà il Principe che le darà quello che desidera. Perchè questa volta è il suo Principe a farla soffrire. Non dimenticherò mai quanto è difficile dire "addio" ad una persona. Era il 26 giugno 2007 partito del due di picche
Le elezioni si sono appena concluse, ma noi ci prepariamo per le prossime.
Abbiamo fondato il "partito del due di picche". Sono aperte le adesioni. Chiunque voglia aderire, chi sente di far parte del grande movimento del due di picche, può confermare la propria adesione aggiungendo un commento di seguito. Per la leadership... vedremo chi sarà il più meritevole in base ai commenti lasciati. Ti amo ancora......il cavaliere, fini' di parlare e, con la voce che iniziava ad essere rotta dalla commozione, fece forza con le ginocchia sulle possenti spalle del suo cavallo.
Il destriero, diligentemente, si giro’ di lato ed inizio’ il suo trotto....lo fece, e’ vero, ma anche nel suo di sguardo sembrava esserci una profonda tristezza. Il cavaliere, questa volta, non si giro’ per incontrare ancora una volta lo sguardo della sua principessa. Non lo fece per non farle vedere le lacrime che scendevano copiose sul suo viso...non lo fece per non vederla ancora soffrire...non lo fece per vederla ancora presa dal suo senso “materno” che l’avrebbe fatta correre da lui. Ora il cavaliere sapeva cosa voleva....il suo amore, quello che ti fa lasciare tutto per correre dietro al tuo amato......solo quello....per nessun altro motivo l’avrebbe voluta con se. La principessa rimase ferma a seguirlo con lo sguardo fino a quando non scomparve dietro la collina...forse sperando che si girasse...forse sperando di non incontrarlo mai piu’. Il cavaliere torno’ al suo castello....vecchio, vuoto e triste. Depose la spada, lo scudo....l’intera armatura...a nulla serviva piu’ combattere....non c’era piu’ nulla nella sua vita, nessuna cosa per la quale valesse la pena morire...combattere...lottare. Si vesti’ con abiti comodi e scuri....e si rinchiuse nella sua stanza.. Non usci’ piu’ da quel “nido”.... Si circondo’ di tutto quello che aveva di piu’ caro.... Candele, penne, inchiostri dei colori e profumi piu’ svariati....antiche lettere, ritratti e fresca carta. Passo’ i giorni a scrivere e disegnare....non volendo piu’ sapere nulla su tutto quello che accadeva al di fuori della sua stanza. Dopo anni, quando mori’, solo io entrai in quella stanza prima che venisse demolita con tutto quello che c’era dentro e poi incendiata. Quello che trovai? Mille lettere...mille disegni....mille bottiglie con cera a ricoprirle.... Ancora oggi, se ci ripenso, provo uno strano brivido al ripensare a quell’ultimo foglio che bruciai io stesso.... C’era un nome, c’era un disegno, il volto della sua amata c’era una scritta.... "ti amo ancora" ci misi qualche secondo a capire. Compresi solo dopo aver attentamente analizzato la scena..... Il nome del cavaliere era scritto con calligrafia incerta, quasi tremula..... L’ultima lettera terminava con una lunga lineea ondulata....che si interrompeva esattamente dove la penna, che teneva ancora in mano, era ferma.... quella era l’ultima frase che volle urlare, a modo suo, nell’attimo esatto in cui moriva. (Giorgio)
Ti aspettavo..."Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.
Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.
Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle: - Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere a una a una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, gia le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo: - Tu sei matto.
E per sempre lo amerà."
"Oceano Mare - A. Bricco" Lost without you...So di essere a volte un po’ testardo,
abbastanza onesto e troppo orgoglioso potresti aggiungere,
vorrei soltanto trovare un modo per trovare un compromesso perché penso che le cose possano essere risolte.
Pensavo di avere tutte le risposte semplicemente non arrendendomi mai ma baby, da quando te ne sei andata ho capito che sbagliavo. Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò, come farò ad essere forte senza dite, ho bisogno di te al mio fianco se abbiamo detto che non staremo mai insieme, e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei?
…Sono perso senza di te.
Continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te Continuo ad affrontare ogni singolo giorno, ma sono perso senza di te. Come mi libererò mai di questa tristezza, baby, sono sempre molto solo, ovunque vada mi sento così confuso, tu sei l’unico pensiero della mia mente. Oh, il mio letto è così freddo la notte, e mi manchi ogni giorno di più. Solo tu puoi farmi felice, no, non sono troppo orgoglioso per dirlo. Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò, come farò ad essere forte senza di te, ho bisogno che tu sia al mio fianco, se abbiamo detto che non staremo mai insieme, e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei?
… Sono perso senza di te
continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te continuo ad affrontare ogni singolo giorno, sono perso senza di te. Se soltanto potessi tenerti stretta ora, e far sparire così il dolore non riesco a fermare le lacrime che mi solcano il viso, Oh Tutto ciò che so è che sono perso senza di te, non mentirò, come farò ad essere forte senza di te, ho bisogno che tu sia al mio fianco, se abbiamo detto che non staremo mai insieme, e ci siamo lasciati con un arrivederci, non sai cosa farei? … Sono perso senza di te
continuo a cercare la mia strada, ma tutto ciò che so è che sono perso senza di te continuo ad affrontare ogni singolo giorno, sono perso senza di te.
I know I can be a little stubborn sometimes
A little righteous and too proud I just want to find a way to compromise Cos I believe that we can work things out I thought I had all the answers never giving in But baby since you've gone I admit that I was wrong All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie How my going to be strong without you I need you by my side If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm lost without you I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you I keep trying to face the day I'm lost without you How my ever gonna get rid of these blues Baby I'm so lonely all the time Everywhere I go I get so confused You're the only thing that's on my mind Oh my beds so cold at night and I miss you more each day Only you can make it right no I'm not too proud to say All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie How my going to be strong without you I need you by my side If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm lost without you I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you I keep trying to face the day I'm lost without you If I could only hold you now and make the pain just go away Can't stop the tears from running down my face Oh All I know is I'm lost without you I'm not gonna lie How my going to be strong without you I need you by my side If we ever say we'll never be together and we ended with goodbye don't know what I'd do ...I'm lost without you I keep trying to find my way but all I know is I'm lost without you I keep trying to face the day I'm lost without you (Lost without you - Delta Goodrem - Innocent Eyes 2003) neisecolifedele.it - concorso WWWConoscete il sito www.neisecolifedele.it? Ecco, vi chiedo di dargli un'occhiata. E' un sito nato per sostenere e dimostrare affetto ai Militari dell'Arma.
Adesso sta partecipando al concorso del "premio www de Il Sole 24 ore" e se qualcuno volesse votarlo ha tutta la mia stima
Per votarlo è necessaria la registrazione ma è gratuita ed immediata:
http://premiowww.ilsole24ore.com/scheda.php?site_id=113474&category_id=10&ordina=voto&searched_words
Coraggio, dategli cinque stellette... Una per la storia dell'Arma, una per l'impegno quotidiano dei Carabinieri nel nostro Paese, una per le missioni umanitarie affrontate sino ad oggi dai nostri Militari, una per i caduti nell'adempimento del dovere (indipendentemente dal colore della divisa indossata) e, perchè no, una per premiare chi quel sito l'ha creato credendo in una solida e storica Istituzione alla quale va portato il massimo rispetto.
Grazie di cuore.
Turno di notteVivere di notte la città in cui lavori è ogni volta emozionante. Fai il turnista da una vita e la routine è sempre la stessa: mangi e dormi in orari in cui la gente "normale" fa tutt'altro; lavori senza sapere cosa sia una domenica, un Natale, un Ferragosto; prendi ferie in periodi dell'anno "morti" perchè le famose esigenze di servizio ti fregano sempre i mesi migliori; la tua famiglia e i tuoi amici si sono abituati da tempo alle tue improvvise telefonate di fine turno: "Cara, ho trovato una rogna, non so a che ora torno"....
Ma le rare volte che tua moglie ha provato a dirti di cambiare, trovandoti un comodo posto in ufficio, chiedendoti chi te la fa fare una vita così, dicendoti che non sei più un ragazzino e che in strada i pericoli aumentano ogni giorno di più, tu hai subito troncato il discorso guardandola negli occhi e dicendole: "E' il mio lavoro, non riuscirei a starne senza". E lei capiva.
Anche oggi sei tornato a casa dopo le 13 al termine del turno di mattina, una volta tanto in orario; hai mangiato un boccone e poi hai cercato di dormire un po', sapendo che alle 23:30 dovrai essere di nuovo in questura per fare la notte. Poi, quasi tre giorni a casa, da dedicare interamente alla famiglia.
Ceni con i tuoi cari, guardi con loro la tivvù e poi, quando questi sono già pronti per andare a letto, dai loro il bacio della buonanotte. Ascolti per l'ennesima volta le solite raccomandazioni di prudenza, rispondi loro di stare tranquilli: in fin dei conti è uno stupidissimo mercoledì notte, la città dorme tutta e poi - cavolo! - di anni in volante ne hai già fatti tanti... Lasci la tua casa. La fredda aria di fine dicembre ti sferza il viso, facendoti infagottare ancora di più nel tuo giubbotto. Attraversi la città agghindata con le luminarie natalizie in un clima ogni volta surreale che ti riempie il cuore di una strana malinconia e di buoni propositi. Raggiungi la questura, varcandone il cancello come hai fatto per tanti anni. Ecco i tuoi colleghi, anche loro pronti a cominciare.
I soliti scherzi, le battute di spirito che ti fanno sentire parte di una seconda famiglia... Prepari la macchina con la consueta scrupolosa cura: mitra M12, caricatori, paletta, giubbotti antiproiettile.... C'è tutto? Accidenti! Quasi dimenticavi la valigetta con i verbali.... "Ma dove hai la testa?" ti domandi. Mah, forse stai pensando che è quasi Natale e che magari a casa non hai nascosto bene il regalo per tua moglie. "Adriano, stasera usciamo con la Tipo...." Mannaggia, manco un'Alfa 33 è rimasta sana! Vabbè, tanto è uno stupidissimo mercoledì notte: cosa vuoi, correre dietro ai fantasmi? E così inizi il turno. "Centro, volante 1 in uscita: Monza 011".
"Zerosedici" gracchia la radio. Con te i colleghi di sempre: Giuseppe, alla guida e Paolo come gregario. La città è piccola, il giro di pattuglia lo esaurisci in fretta. Controlli con la solita meticolosità i vari obbiettivi "sensibili".
Le ore passano. Alle 3 l'immancabile sosta - panino per riempire lo stomaco: una piadina bella calda, un bicchiere di coca, l'ennesimo caffè e poi via, di nuovo in macchina.
Per strada non c'è un'anima, manco un balordo da controllare. In auto si parla del più e del meno: "Quest'anno mi tocca prendere ferie a Natale, mi fanno lavorare ancora una volta a capodanno" "Sapessi io: non riesco nemmeno a portare mia moglie in montagna..." Le solite finte proteste contro i disservizi e i sacrifici per un lavoro di cui in realtà non faresti mai a meno perchè ormai fa parte di te. Ore 6.00: è quasi finita. Il cielo non è più così buio e le stelle stanno cominciando a impallidire. Escono per strada i primi lavoratori "mattinieri": spazzini, giornalai, ambulanti. La città si risveglia pian piano e tu stai già pensando al calduccio del tuo letto, all'abbraccio dei tuoi cari. Ore 6:10: "Volante 1 da centro".
Con un'imprecazione afferri il microfono della radio pensando:"Ma proprio adesso dovevi chiamarmi? Sei stata zitta tutta la notte...."
E invece, sempre professionale: "Volante 1 in ascolto".
Ti dicono di andare presso un negozio di elettrodomestici perchè qualcuno si è divertito ad accendere un fuoco sulla saracinesca. Dai il ricevuto pensando che davvero la mamma degli stupidi è sempre incinta. Arrivi al negozio. "Beppi, mettiti con la macchina sotto il portico". Scendi, i tuoi colleghi al tuo fianco come angeli. Guarda là, cos'è che brucia? Paolo ha già l'estintore in mano. Ancora qualche passo e il tuo istinto ti dice che non si tratta di una bravata: quello che brucia è un piccolo, strano aggeggio sistemato tra la serranda e la vetrata....
E all'improvviso capisci che sei morto.
La città è Udine, lo stupidissimo mercoledì notte è il 23 dicembre 1998, i Colleghi erano il Sovrintendente Adriano RUTTAR, l'Assistente Giuseppe ZANNIER e l'Agente Scelto Paolo CRAGNOLINO.
(Per la Redazione Cadutipolizia Gianmarco Calore - www.poliziotti.it)
MontecassinoErano i primi giorni del maggio 1944. La guerra aveva ormai devastato il continente europeo. L'Italia era in ginocchio.
In una piccola località nella ciociaria si combatteva per sbarrare l'avanzata verso Roma delle divisioni britanniche e statunitensi.
Mesi di bombardamenti avevano ridotto l'antico monastero di Montecassino in un cumulo di macerie. Quella che era un'abbazia benedettina, un luogo di culto secolare, ormai non esisteva più, ridotto in polvere e detriti. Restavano in piedi solamente le antiche mura perimetrali della chiesa.
I tedeschi difendevano con ogni mezzo quell'importante avamposto strategico, ma ormai sapevano che mesi di sanguinari tentativi di sfondamento della linea, portati avanti sin dal mese di gennaio, stavano per giungere al termine. Il secondo corpo polacco e l'ottava armata britannica erano pronte a sferrare uno degli ultimi attacchi per lo sfondamento delle linee tedesche e per la conquista del monastero.
In una sera di maggio il presagio di un imminente attacco di artiglieria, l'ennesimo, teneva all'erta le truppe tedesche. Erano quasi le 19 e l'oscurità calava su quel paesaggio già tetro. Il sole ormai stava per sparire all'orizzonte, gli ultimi raggi tingevano di rosso i muri dell'antico convento e le cime dei pochi alberi rimasti in piedi accanto alla secolare costruzione, adiacente al fitto bosco.
Una figura si muoveva accanto alle macerie, proprio dove, pochi giorni prima, un pesante bombardamento aveva decimato parte della prima divisione tedesca, la Fallschirmjager Division. Le sentinelle tedesche erano all'erta e quella figura non potè certo passare inosservata. Era la figura di un uomo. Un uomo incappucciato, vestito da monaco, che procedeva tra le rovine a passi lenti ma decisi.
La sentinella lo vide in lontananza e mentre puntava con il proprio fucile gli intimò di fermarsi, attirando l'attenzione dei militari vicini. In un attimo una quindicina di uomini era pronta a fare fuoco su quello che pareva essere un monaco, ma che poteva essere un militare nemico oppure un partigiano.
Il monaco parve non prestare attenzione alle urla degli uomini tedeschi che, in un italiano quasi perfetto, gridavano rabbiosamente di stare immobile. Si voltò, cambiando direzione, procedendo sempre a passi lenti e decisi verso il bosco, lasciando il campo di battaglia alle proprie spalle.
Il sole calava e l'ambiente ormai era sempre più cupo. I soldati non potevano lasciar scappare quell'uomo, dovevano fermarlo e portarlo dai propri superiori. Uno di loro, un sottufficiale, stremato da quell'inferno psicologico accumulato in anni di guerra puntò l'arma verso il cielo e sparò a raffica, ordinando all'uomo, con quanto fiato aveva in corpo, di fermarsi. Ma il monaco non si fermò e procedette per altri sei o sette metri.
Passarono pochi attimi, una manciata di secondi che parvero un'eternità, quando accadde qualcosa che restò per sempre nella mente di tutti gli uomini in quel momento presenti. Il monaco si bloccò prima di arrivare al bosco, restando seminascosto dall'oscurità della vegetazione. Era quasi impossibile vederlo, si scorgeva appena la sagoma. In quel momento un urlo sovrumano, agghiacciante echeggiò nell'ambiente e le poche mura del convento rimaste in piedi fecero in modo che quell'urlo terrificante risultasse amplificato e ancora più terribile.
Nessuno dei soldati presenti in quel momento riuscì a muoversi, ghiacciati, pietrificati.
Il monaco sparì nel buio della vegetazione, nessuno ne seppe più nulla, nessuno ebbe il coraggio di andare a cercarlo.
Poche ore dopo, alle luci dell'alba, un bombardamento finì di devastare il perimetro dell'abbazia.
I pochi che sopravissero ricordarono quelle ore per il resto della loro vita, e ricordarono quel monaco sparito nel nulla dopo quell'urlo terrificante e stridente.
Si dice che quella sera, la sera prima dell’attacco, la morte visitò il campo di battaglia.
(Fatti interamente inventati)
15 dicembre 2007
E naturalmente...
...l'immancabile torta! GRAZIE ROMINA!
SCIUUR CAPITANSciur Capitan, varda scià la mia man
ho cupà un'umbria la nocc de capudann l'è sta püssee facil che stapaa una buteglia ma de un culp de sciop in crapa gh'è nissoen che se sveglia. Sciur Capitan, ho cupaa una persona
so mea se l'era grama so mea se l'era bona m'han daa mila reson en trövi gnanca vöna so che me manca el me fiöö so che me manca la mia dona. Sciur Capitan, vöri dit la verità
ghe n'ho piee i ball el Giuann el turna a caa sun sempru sta ai tö urdini e t'ho mai tradii però questa sira questa guera la m'ha stüfii. Sciur Capitan, me par di vec frecc
la guera la finiss mai me par de venii vecc crepun in divisa vemm a caa in una bandiera e lassum che la mort la vaga in giir in canutiera. Sciur Capitan, varda te che irunia
la giacheta insanguinada pudeva vess la mia bastava che incuntravi un bastardo cume mee inveci che incuntraa chel poor ciful lalalè. Sciur Capitan, varda i mee occ
e questa tera in tera in genocc semm che a cüraa el cunfin e pensum de vess fort el semm che per crepaa ghe vör mea'l pasaport. Sciur Capitan, vöri dit la verità
ghe n'ho piee i ball stasira turni a caa sun sempru sta ai tö urdini e t'ho mai tradii però questa sira questa guera la m'ha stüfii. Sciur Capitan, questa che l'è la verità,
sun propi stüff e stasira turni a caa se vörett iscriff te regali la mia pena se vörett sparamm questa che l'è la mia schena. Sciur Capitan, varda scià la mia man
ho cupà un'umbria la nocc de capudann l'è sta püssee facil che stapaa una buteglia ma de un culp de sciop in crapa gh'è nissoen che se sveglia... "Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni...". Come si può giustificare la pubblicazione di un testo di una canzone citandone un'altra? Eppure citare "Emozioni" del grande Battisti è l'unico modo per giustificare il testo di "Sciuur Capitan". Emozioni, già. E il ricordo è un'emozione.
Adesso sto ascoltando quella canzone, come faccio spesso da 18 giorni. Ascolto e ricordo. E' il ricordo di tre giorni trascorsi tra Milano e Como. Tre giorni fatti di fotografie, tre giorni passati a parlare, ad ascoltare. Tre giorni trascorsi con una cugina e con un'amica. Tre giorni che, anche se può sembrare assurdo, in qualche modo hanno portato dei piccoli cambiamenti.
La canzone è finita. Premo nuovamente il tasto play, parte ancora una volta la musica, la chitarra, poi le parole. Poi andrò a letto. Ricordando con nostalgia tre bellissimi giorni trascorsi tra Milano e Como.
Dedicata ad un'amica.
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